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Il Territorio

La Città di Tusa

L’aspetto della parte antica di Tusa è quello tipico di una cittadella medievale costruita secondo i canoni della migliore difendibilità e, quindi, arroccata sul monte, sormontata dal castello e circondata da mura di fortificazione di cui rimangono, come detto, tracce presso la porta d’accesso principale.
Le numerose chiese attestano l’organizzazione di un comunità che, trovando nei luoghi di culto un suo punto di riferimento religioso e culturale e le principali occasioni di aggregazione sociale, si è adoperata nel corso dei secoli per abbellirne le architetture, sicché ancora oggi è possibile ammirarle numerose.
Allo stesso modo, notevole era il livello raggiunto dalle maestranze locali (oggi completamente perdute) nella lavorazione della pietra per i portali e per le balconate di numerose case, databili, in gran parte, tra il Sei e Settecento, quando Tusa sembra avere attraversato un periodo di diffusa prosperità.
 Come detto, Tusa medievale nasce come borgo fortificato, con un castello, una cinta muraria su cui si aprono tre porte  difese da tre torri, oggi campanili delle chiese di S. Giovanni, S. Nicolò e chiesa Madre.
Questi elementi essenziali disegnano già in questo primitivo nucleo una immagine urbana scandita da rapporti metrici e spaziali, che ha il suo baricentro nella piazzetta della SS. Trinità ed ha un preciso rapporto geometrico, spaziale e simbolico dato che risulta baricentrico anche rispetto alle 3 porte di accesso al nucleo fortificato. La via Alesina, principale asse di attraversamento, si sviluppa con andamento sinuoso a curve e controcurve, il cui tracciato ripete un modello di strada diffusissimo nella cultura insediativa medievale europea. A monte e a valle di essa il tessuto urbano si dispiega in un sistema di articolazioni viarie in cui la presenza, pur limitata, di vicoli ciechi e cortili denuncia l’influenza e la persistenza della tradizione insediativa islamica. 
In tale organismo primario, dalle chiare ascendenze culturali e progettuali, si innestano, in un disegno via via più complesso ma rigoroso, le strutture del potere religioso, le chiese, i monasteri, i conventi. Più tardi, gli ordini mendicanti, Francescani e Agostiniani, seguendo una ricorrente pratica insediativa si posizionano all’interno delle mura in prossimità di due porte e le loro chiese costituiscono con la chiesa di S. Nicolò, allora la chiesa Madre, un triangolo il cui baricentro cade ancora nella piazzetta della SS. Trinità. La struttura urbanistica, così definita nelle sue principali componenti progettuali, realizza un modello di articolazione in quartieri e parrocchie perfettamente adeguato ai bisogni della città quattro-cinquecentesca e controllabile dal clero e dagli ordini religiosi. 
Tra Cinque e Settecento l’edificazione o riedificazione delle dimore dell’aristocrazia locale e le trasformazioni del versante meridionale della città per il trasferimento e la ricostruzione della nuova chiesa Madre (ulteriormente ingrandita in età tardobarocca) sanciscono il completamento e definitivo assestamento dell’immagine urbana. Il centro della città si sposta nella grande piazza antistante la principale struttura religiosa, divenendo nuovo baricentro formale e progettuale, dopo l’intensa urbanizzazione dei territori a sud, attorno al monastero extra moenia di S. Caterina.
La continua espansione, a sud, otto-novecentesca e il riordino delle strutture urbanistiche dell’età moderna rappresentano l’ultimo atto di un processo progettuale e costruttivo in continua elaborazione.

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